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PLAY STRINDBERG


di Friedrich Dürrenmatt
traduzione di Luciano Codignola
con Maria Paiato, Franco Castellano, Maurizio Donadoni
regia Franco Però
scene Antonio Fiorentino
costumi Andrea Viotti 
musiche Antonio Di Pofi

coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Artisti Riuniti 

Scarica il programma di sala qui


Bar del Teatro aperto dalle ore 19.00 per un goloso buffet pre-spettacolo (9€ buffet e bevanda).

Sala Grande

venerdì 09/12/2016
ore 20:45

sabato 10/12/2016
ore 20:45
Abbonamenti: GIALLO, ROSSO

domenica 11/12/2016
ore 16:00
Abbonamento: VERDE

Vendita biglietti da:
lunedì 14/11/2016


Alla fine degli anni '60, nel tentativo poi fallito di mettere in scena Danza di morte di Strindberg, Dürrenmatt s'inoltrò in un'impresa temeraria: adattare il testo. Il che, riferito a lui, significava riscriverlo. Nacque così Play Strindberg: analisi di un matrimonio al traguardo dei venticinque anni, ma infelice come nel primo giorno. Alice e Edgar non si nascondono la reciproca intolleranza, si feriscono con crudeltà spaventosa. Lei è un'attrice che per il matrimonio ha abbandonato la carriera; lui è un militare disprezzato da tutti e in attesa di una promozione che non arriva. La visita del cugino Kurt rende ancora più esplosiva la situazione e la porta al limite di rottura. Ma tutto, alla fine, rientra nella solita disperazione. Strutturato come un incontro di pugilato in undici round, Play Strindberg continua ad essere un testo magicamente sospeso tra infelicità e sarcasmo. Il riso e il pugno allo stomaco, il sorriso e l’amarezza si alternano continuamente su questo palcoscenico-ring, riportando davanti agli occhi dello spettatore gli angoli più nascosti di quel nucleo, amato od odiato, fondamentale – almeno fino ad oggi – delle nostre società: la famiglia.

NOTE DI REGIA

“Dürrenmatt si prende gioco di noi, della nostra vita familiare, con tutte le armi che gli sono proprie, il sarcasmo, l’ironia che trascolora nel grottesco, il gusto del comico, ma anche la violenza del linguaggio e lo fa prendendo uno dei più formidabili testi di Strindberg, Danza macabra e riscrivendolo dal quel grande costruttore di storie teatrali qual’è. Prende i tre protagonisti – il capitano, la moglie e il cugino/amante che ritorna – e li posiziona sotto le luci glaciali di un ring; seziona il testo strindberghiano e ne tira fuori undici round, intervallati dai gong – proprio come un incontro di boxe o di lotta – con la sola differenza che  i combattenti sono tre. Tutta l’essenza del testo originale rimane, ma Dürrenmatt ne esalta l’attualità, asciugando fin dove è possibile il linguaggio – già di per sé scarno – come in un continuo corpo a corpo, che solo il gong ferma per qualche istante, dando ai contendenti il tempo di un riposo per riprendere fiato e agli spettatori l’attimo di riflessione su quanto, nel round precedente, hanno visto. Sono immagini veloci come flash di una lotta famigliare in cui arriva all’improvviso il desiderato – da entrambi i coniugi – “straniero”, che veste i panni del cugino e rimette in gioco rapporti e conflittualità.

Il riso e il pugno allo stomaco, il sorriso e l’amarezza si alternano continuamente su questo palcoscenico-ring, riportando davanti agli occhi dello spettatore gli angoli più nascosti di quel nucleo, amato od odiato, fondamentale – almeno fino ad oggi… – delle nostre società: la famiglia”.

Franco Però

 

LA FAMIGLIA ”ANALIZZATA” DA DÜRRENMATT

Play Strindberg, che porta in scena attori di grande rilievo sia in ambito teatrale che cinematografico - Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni – è il nuovo progetto produttivo del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Dopo la produzione dello schnitzleriano Scandalo, incentrato sulle dinamiche interne a una famiglia borghese, continua l’attenzione al tema della famiglia, ricorrendo all’aiuto dei grandi “analisti” del teatro del Novecento, al loro sguardo lucido sulla realtà, alla loro capacità di presagire e di parlare anche al nostro tempo.

Play Strindberg nasce nel Teatro di Basilea nel 1969, scritta dall’autore svizzero tedesco proprio per quella messinscena (molto applaudita) e tratta dal capolavoro strindberghiano Danza macabra. La pièce – si racconta – viene creata perché Dürrenmatt, che era parte della direzione del teatro, era affascinato dalle possibilità interpretative che Strindberg aveva ideato per gli attori nel dramma originale, ma profondamente insoddisfatto delle traduzioni e degli adattamenti esistenti. Così affronta egli stesso quella materia: e il risultato si rivela molto più di un adattamento. “Il risultato – commenta infatti il traduttore Luciano Codignola – è un’opera drammatica unitaria, serrata, densa, coerente sul piano stilistico, perfettamente sviluppata come costruzione e di una modernità stupefacente. Al regista e agli interpreti Dürrenmatt ha fornito un pezzo di bravura, una struttura aperta dove possa esercitarsi il virtuosismo degli interpreti (…). Da questo testo, apparentemente così scarno, si può trarre uno spettacolo da togliere il fiato, qualcosa che in questi ultimi tempi s’era avuta solo con Chi ha paura di Virginia Woolf”. E di questo non può stupirsi chi conosce l’ampia e straordinaria produzione drammaturgica di Friedrich Dürrenmatt (da Romolo il grande a Un angelo scende a Babilonia, da La visita della vecchia signora a I fisici), a cui va aggiunta la notevole attività di scrittore di romanzi, racconti, saggi… Fu anche, addirittura, pittore. Nato nel 1921 a Berna, e morto a Neuchâtelnel 1990, Dürrenmatt si impone come uno dei maggiori interpreti della cultura moderna, che tratteggia e analizza nelle sue opere con sguardo rigoroso e razionalmente scettico, incline al paradosso e anche alla polemica. L’arma del grottesco, del sarcasmo virtuosisticamente manipolato gli serve per smascherare con un sorriso l’ipocrisia del suo tempo. Forte della lezione brechtiana e dell’espressionismo, nonché di una personale maestria nell’uso del linguaggio e delle strutture drammaturgiche affascina con una scrittura forte ed essenziale, allusiva e dal respiro universale. «Nel rappresentare il mondo, al quale mi sento esposto, come un labirinto – scriveva – tento di prenderne le distanze, di fare un passo indietro, di guardarlo negli occhi come un domatore guarda una bestia feroce. E questo mondo, come io lo percepisco, lo metto a confronto con un mondo contrapposto ad esso, e che io mi invento”. 



BIGLIETTI

GRUPPO A:  Play Strindberg

InteroRidotto*Studenti**
Platea€ 29,00€ 27,00€ 23,00
1° galleria€ 26,00€ 24,00€ 19,00
2° galleria€ 19,00€ 17,00€ 15,00
3° galleria€ 13,00€ 11,00€ 11,00


* Le riduzioni sono riconosciute ai pensionati e alle casalinghe con più di 65 anni muniti di idoneo documento.

** Lo speciale studenti è riservato agli studenti fino ai 25 anni muniti di idoneo documento e ai giovani dai 14 fino ai 30 anni residenti a Pordenone possessori di "Carta Pass giovani" del Comune di Pordenone, che potranno acquistare biglietti per gli spettacoli della stagione 2014-15 a tariffa agevolata Studenti. I possessori di "Card Giovani" dovranno esibirla unitamente al biglietto acquistato.