IL BRUTTO ANATROCCOLO, SPETTACOLO DELLA COMPAGNIA TEATRO DELLE BRICIOLE, RIVOLTO A BAMBINI DAI 3 AI 7 ANNI. UNA CASA DI LEGNO AL CENTRO DELLA SCENA DOVE IL PUBBLICO È INVITATO A ENTRARE

TRE REPLICHE NEL FINE SETTIMANA, VICINE AL SOLD OUT, CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA PER CONSENTIRE UNA MESSA IN SCENA INEDITA: ANCORA DISPONIBILI POSTI PER LA RECITA DI SABATO 2 MARZO ALLE 18. Ultimo spettacolo della rassegna "Anni Verdi" con il prezioso sostegno di ATAP spa.

Comunicato stampa

PORDENONE - Un allestimento talmente vicino da poter essere toccato con mano, per entrare corpo e anima nella magia del teatro, già dai tre ai sette anni: sabato 2 e domenica 3 marzo arriva al Teatro Verdi di Pordenone “Il brutto anatroccolo” uno degli spettacoli di maggior successo del Teatro delle Briciole, compagnia dagli allestimenti scenografici e immersivi. Ultimo spettacolo della rassegna "Anni Verdi" con il prezioso sostegno di ATAP spa.

Prodotto da Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti in coproduzione con T.J.P - Centre Dramatique National di Strasburgo, “Il brutto anatroccolo” è l’appuntamento con il grande teatro d’autore rivolto ai più piccoli, da condividere con tutta la famiglia, in virtù anche di una strategica scelta politica - e sociale - di contenimento dei prezzi dei biglietti (5 euro per i bambini 7 euro gli adulti, disponibili online o in biglietteria 0434 247624, biglietteria@comunalegiuseppeverdi.it).

Liberamente tratto dalla favola di Andersen, per la regia di Maurizio Bercini su testo di Marina Allegri, “Il brutto anatroccolo” andrà in scena in triplice replica oramai vicina al sold out - posti ancora liberi per la recita di sabato alle 18, tutto esaurito domenica alle 16 e alle 18 - nello Spazio Due del Teatro Verdi, con prenotazione obbligatoria, durata di sessanta minuti. Una dimensione scenica che volutamente avvicina i piccoli spettatori togliendo la distanza fisica tra scena e pubblico invitato ad entrare nella casetta in legno attorno a cui ruota la rappresentazione. La casa nasconde al suo interno il cuore meccanico di un orologio a cucù che scandisce il tempo della storia con rintocchi precisi e dà vita ai tre personaggi che vi abitano: un omino vecchio e magro, il signor Hans, e i suoi due aiutanti, il signor Tric e la signora Trac. Il racconto si sviluppa in uno spazio dai colori e dall’atmosfera avvolgente di un acquerello di Carl Larsson, dove tutto è a vista: per terra un tappeto annodato con i luoghi della storia, in cielo attrezzi rubati alla cultura contadina e la fioca illuminazione di lampadari a goccia contribuiscono a rendere unica questa esperienza. L’omino trascorre il tempo scrivendo le storie che sono già nella sua testa come piccoli semi e germogliano con il sole, il vento, qualche goccia di pioggia.

Per l’anatroccolo l’indecisione sta tra il rimanere in un nido caldo, sicuro e il cominciare a camminare lungo il tappeto in movimento, che della vita rappresenta il momento difficile della crescita. Il piccolo però resiste, sfida la forza della natura, fugge dagli incontri sbagliati e alla fine vede ricompensata la sua caparbietà quando, specchiandosi, riconosce finalmente l’immagine esteriore che gli appartiene. «È in questo sogno che accompagna fino alla fine, di essere accettati per quello che veramente siamo e non per quello che dovremmo essere, che troviamo molte affinità con il sentimento bambino, non da bambini, che ci spinge a diventare grandi rimanendo fedeli a una nostra idea di indisciplina» spiegano Marina Allegri e Maurizio Bercini. La scansione meccanica di tempo, movimento e parole strappa alla storia il tempo stesso, che sembra dissiparsi nella sua successione cronologica, così ovattato in un continuo presente, senza un prima e un dopo.

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