COMUNICATO STAMPA Mercoledì 10 e giovedì 11 gennaio alle 20.45 il ritorno di Tindaro Granata con "Geppetto e Geppetto"

Lo spettacolo più premiato del cartellone 2017/2018

Grande l’attesa in Teatro per uno degli spettacoli più applauditi e premiati dell’ultimo anno: mercoledì 10 e giovedì 11 gennaio in scena alle 20.45 (Palcoscenico del Teatro – ingresso da via Roma 3) l’ultimo lavoro del drammaturgo Tindaro Granata, “Geppetto Geppetto”, Premio Ubu per il miglior progetto o novità drammaturgica, Premio HYSTRIO Twister come “Miglior Spettacolo dell’anno”, Premio “FRANCO ENRIQUEZ” come “Miglior spettacolo dell’anno per l’impegno civile”.

Una storia scaturita dalla fantasia dell’artista siciliano, qui anche regista e interprete insieme ad Alessia Bellotto, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli e Angelo Di Genio - ispirata dalle paure della gente incontrate per strada, parlando di figli nati da omosessuali.

“Geppetto e Geppetto” è un racconto sulla relazione tra figli e genitori: tra un figlio e i suoi due papà. Al centro ci sono Tony, Luca e il loro figlio Matteo, protagonisti di una storia lieve e ironica che, senza fornire risposte semplificate, narra di un papà che vuole fare il papà e di un figlio che vuole fare il figlio. La forza scenica affronta i temi del presente attraverso una rappresentazione intelligente, forte e delicata, capace di mostrare le molte sfaccettature della realtà. “Questa non è la storia universale di tutti i figli nati da coppie omosessuali. Non è la storia di una bandiera spinta dal vento del “pro” o da quello del “contro”, chi se ne importa!  - commenta Tindaro Granata. Questa è la storia di un papà che vuole fare il papà e di un figlio che vuole fare il figlio: tra i due, all’apparenza, manca solo una mamma. È la storia di uno scontro tra due uomini, uno giovane e uno adulto, che cercano entrambi il riconoscimento di una paternità, che non può avere la stessa funzione che ha in una famiglia eterosessuale. È il desiderio di un Geppetto di farsi amare da un figlio che non è sangue del suo sangue, ma generato dal seme del proprio compagno. È il desiderio di un ragazzo di ritrovare una figura paterna, vissuta nell’assenza di una figura materna, che lo possa accompagnare nel mondo degli adulti senza il peso della mancanza”.

“Geppetto Geppetto” prova ad immaginare di creare una vita dove non esiste: proprio come il falegname di Collodi, prova a rappresentare una situazione, ma senza dare soluzioni, sollecitando invece dubbi ed emozionando lo spettatore. Così Renato Palazzi, critico del Sole24ore «credo che Geppetto e Geppetto sia – lo affermo senza esitazioni e senza mezzi termini – uno degli spettacoli più importanti dell'anno. A distinguerlo, infatti, è il modo diretto e tempestivo con cui entra in un dibattito tanto attuale quanto delicato come quello sulla stepchild adoption e sugli "uteri in affitto". E lo fa con una misura davvero rara.
Non è uno spettacolo-manifesto, evita ogni sorta di posizioni preconcette o forzature dimostrative. Vuole solo far riflettere, e in questo senso va dritto allo scopo. Cerca di smontare ogni morale precostituita, sia quella conservatrice che quella ritenuta "progressista".
Di un'essenzialità quasi brechtiana. La recitazione è spigliata, ma a un certo punto si fa acre, e nel finale sfiora persino il melodramma, con un effetto che non guasta. Se ne esce scossi, col bisogno di ripensare a lungo a ciò che si è visto».

 

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