CON UN GRANDE CLASSICO COME “I FRATELLI KARAMAZOV”, SABATO 8 E DOMENICA 9 FEBBRAIO (ORE 20.30), L’ATTORE GLAUCO MAURI, UNO DEGLI ULTIMI FUORICLASSE DEL TEATRO ITALIANO, E ROBERTO STURNO.

Comunicato stampa

 

PORDENONE- Dostoevskij non giudica mai: racconta la vita anche nei suoi aspetti più negativi con sempre una grande pietà per quell’essere meraviglioso, e a volte orrendo, che è l’essere umano. Sarà proprio un grande classico di Fedor Dostoevskij come “I fratelli Karamazov”, capolavoro assoluto della letteratura ottocentesca, a riportare al Teatro Verdi di Pordenone sabato 8 e domenica 9 febbraio (inizio ore 20.30) l’attore Glauco Mauri, uno degli ultimi fuoriclasse del teatro italiano. Accanto a lui in scena l’insostituibile Roberto Sturno che veste i panni del tormentato Ivan mentre Mauri è il padre, a capo di una famiglia devastata da litigi, violenze e incomprensioni.
Ambientato nell’Impero Russo di fine Ottocento, I fratelli Karamazov è un’opera che va oltre i confini di spazio-tempo: è il dramma spirituale che scaturisce dal conflitto morale tra fede, dubbio, ragione e libero arbitrio. La trama del romanzo si sviluppa attorno alle vicende dei membri della famiglia Karamazov e ai loro feroci conflitti, fino all'assassinio del capofamiglia Fëdor e al conseguente processo nei confronti del primogenito Dimitrij, accusato del parricidio.
Prodotto dalla Compagnia Mauri Sturno in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana per la regia di Matteo Tarasco - che firma con Mauri una trasposizione considerata particolarmente ardita, densa di indovinate spigolature e di ricche coloriture - lo spettacolo non rappresenta certo il primo incontro della storica Compagnia teatrale con Dostoevskij, di cui sono stati già affrontati due assoluti capolavori come L’idiota e Delitto e castigo. «Dostoevskij, Shakespeare e Beckett sono stati i tre grandi autori che mi hanno aiutato a tentare di capire la vita» - spiega Glauco Mauri: «l'immensa tavolozza dei colori dell’animo umano di Shakespeare, la tragedia del vivere che diventa farsa e la farsa del vivere che diventa tragedia di Beckett e Dostoevskij che mi ha fatto capire la magnifica responsabilità che ha l’uomo di comprendere l’uomo». La famiglia Karamazov devastata da litigi, violenze, incomprensioni, da un odio che può giungere al delitto, oggi come oggi appare per Mauri un esempio di questa nostra società, così incline all’incapacità di comprendersi e di aiutarsi. Anche il sentimento dell’amore spesso viene distorto in un desiderio insensato di violenza. Tuttavia il grande poeta dell’animo umano Dostoevskij, anche da una terribile storia come questa, riesce a donarci bellezza e poesia.
I fratelli Karamazov è uno dei più vertiginosi e profondi affondi letterari negli oscuri abissi dell’animo umano in cui baluginii spirituali diradano a intermittenza le più cupe tenebre di un inferno familiare. Si tratta in effetti di una sorta di caleidoscopico viaggio dantesco tra le varie declinazioni del male: egoismo, avidità, invidia, lussuria, vendetta, astio, accidia intrappolano in una rete mefitica e asfittica le relazioni di questa sciagurata famiglia russa in cui un padre Fëdor, icona di dissolutezza, avarizia e astuzia, tiene sotto scacco tre figli avuti da due donne diverse. Così sono i Karamazov (così siamo noi?) ma Dostoevskij è un grande poeta dell’animo umano e anche da una terribile storia riesce a donarci bellezza e poesia.
In scena anche Paolo Lorimer, Pavel Zelinskij, Gabriele Anagni, Laurence Mazzoni, Mari Chiara Centorami, Viviana Altieri.

Info e biglietti in biglietteria e on-line www.comunalegiuseppeverdi.it.                                                                                        

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